OLTRE LA TRACCIA

OLTRE LA TRACCIA: IL PIACERE SENSOMOTORIO NELLA GENESI DEL GESTO GRAFICO

Tratto dalla tesi di Francesco Cangioli


Il piacere come requisito evolutivo “La sfera edonistica è un aspetto molto importante nell’esistenza di tutti gli organismi viventi. Le esperienze che danno piacere sono positive, garantiscono una migliore qualità di vita e un attaccamento ai propri consimili fondamentale per lo sviluppo della socialità; ricordarle e riviverle è una tendenza naturale dall’ovvio significato evolutivo di conservazione della specie.” (Maria Spolidoro, Dizionario di Medicina Treccani, 2010) L’importanza del piacere come elemento motivazionale necessario per l’acquisizione di nuove competenze è oggi pacifica all’interno della comunità scientifica, come lo è l’ottimizzazione dei processi mnemonici che il piacere stesso produce. È esperienza comune quella del discente che si appassiona a una materia di studio anche grazie alla relazione positiva sperimentata col docente che gliel’ha insegnata, dalla quale traggono beneficio il processo di apprendimento e il suo prodotto ultimo in termini di ritenzione dell’oggetto di studio. Sono sempre più diffuse, in campo educativo, le strategie afferenti al cosiddetto Game-based Learning , metodo di insegnamento didattico che affonda le proprie radici nella pedagogia del gioco e che mira proprio ad elicitare il divertimento dell’alunno. Del resto già nel mondo latino era diffusa l’idea che l’apprendimento non potesse essere scisso da una componente ludica: viene attribuita a Quintiliano, oratore e maestro di retorica del I secolo d.C., la massima “ ludendo docere ”, che significa “insegnare divertendo”. Può essere utile, per comprendere più approfonditamente il valore evolutivo del piacere nel contesto didattico, l’esempio del sistema educativo Danese: nel loro libro “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” , Jessica Joelle Alexander e Iben Dissing Sandah evidenziano la correlazione fra il dominio quarantennale della

Danimarca nell’ Word Happiness Report e un sistema educativo imperniato sul piacere del processo e sull’investimento nella motivazione, più che nel diktat di un risultato da conseguire ad ogni costo. Ma la significatività del piacere non si limita al campo educativo e acquisisce anzi un rilievo maggiore in ambito terapeutico, dove si è chiamati a riparare o comunque a sostenere processi di evoluzione e apprendimento che possono essere coartati dalle problematiche più disparate. Molto interessante, in tal senso, è la prospettiva della Globalità dei Linguaggi (GDL), disciplina ideata dalla Dott.ssa Stefania Guerra Lisi negli anni ’70 del ‘900 e che prende corpo, nel contesto della riabilitazione, nella cosiddetta MusicArTerapia. Essa sostiene la centralità del principio di piacere come motore primigenio ed essenziale di ogni processo terapeutico, imprescindibile anche – e forse soprattutto – nelle situazioni di grave o gravissima disabilità, laddove la passivizzazione del paziente e la mancata considerazione dei suoi desideri e delle sue inclinazioni rischiano spesso di essere il più imponente ostacolo alla sua evoluzione. Tale concetto è estensibile ad ogni approccio abilitativo e riabilitativo, poiché origina dal funzionamento stesso dell’animale umano. Non si tratta di un mero sofisma, ma di un’attenzione al piacere che poggia su basi neurofisiologiche e psicologiche ormai comprovate. Tener conto dell’importanza del principio di piacere diviene addirittura indispensabile quando ci si avventura nel complesso e articolato mondo della terapia e della riabilitazione pediatrica, in maniera trasversale alle diverse discipline e ai diversi approcci che se ne occupano. Tra di essi  spicca, per l’attenzione esclusiva all’età evolutiva e per il valore centrale da sempre accordato alla dimensione ludica, la Terapia Neuropsicomotoria. Questo lavoro si propone, dopo aver riassunto alcune teorie psicologiche e le evidenze neurofisiologiche legate alle correlazioni fra piacere e apprendimento, di esporre come, nel vasto e ricco terreno rappresentato dalla Psicomotricità, il piacere stesso abbia un ruolo centrale e una valenza terapeutica sorprendente. Più nello specifico, si approfondiranno le sostanziali implicazioni del principio di piacere nell’evoluzione del disegno e della scrittura, competenze spesso relegate dal mondo adulto in una dimensione di apprendimento eccessivamente standardizzato e che ha ben poco di ludico. Pertanto, partendo dal concetto di piacere sensomotorio e passando per le tecniche di attivazione teorizzate e

sistematizzate da Bernard Aucouturier, si vedrà come il processo di evoluzione dell’espressività grafica, che deve essere riattivato in soggetti con svariate tipologie di problematiche e disturbi specifici, possa essere efficacemente sollecitato dalla sperimentazione del piacere sensomotorio legato alla produzione del gesto e del segno. Si cercherà di porre l’attenzione su come tale metodologia si basi sulla fisiologica ontogenesi del bambino e, ancor prima, sulla filogenesi stessa dell’essere umano, che dalla notte dei tempi ha costellato il nostro pianeta di segni e simboli. Inoltre, allo scopo di avvalorare l’attivazione del piacere sensomotorio come mezzo a sostegno dell’evoluzione del disegno, si riporteranno esemplificazioni di casi clinici coinvolgenti tale processo.  Il fine ultimo è quello di apportare un contributo alla comprensione di un concetto corrispondente a un’evidenza inoppugnabile, ma troppo spesso misconosciuta dal mondo adulto. Come Pierre Vayer ci insegna, un’azione può essere detta intenzionale soltanto allorché è motivata, volontaria e pensata, dunque desiderata. Apprendere significa acquisire competenze adattive che devono potersi estrinsecare in maniera intenzionale, pertanto nessun apprendimento può essere definito tale se non rispetta certi criteri. Ma se non c’è apprendimento senza motivazione è altrettanto vero, e lo si è già detto, che non c’è motivazione senza piacere. Per questo, riprendendo le parole di Marshall McLuhan, “non c’è apprendimento senza divertimento”.


CAPITOLO I A PROPOSITO DEL PIACERE 1.1 

Neuroanatomia e neurofisiologia del piacere Il piacere è, in termini generici, un senso di benessere che deriva da stimoli sensoriali o intellettuali ed esercita un’influenza benefica su tutti i processi cognitivi. È fondamentale per la sopravvivenza in quanto sollecita la ricerca del cibo, del sesso e dell’affetto ed è ampiamente coinvolto anche in comportamenti che trascendono l’appagamento dei bisogni primari. Da un punto di vista neuroanatomico, essendo il  piacere un aspetto dell’emotività e dell’affettività, esso dipende dall’attività distribuita di un insieme di aree cerebrali e di una complessa rete di neuroni coinvolgente, fra le altre componenti, il sistema nervoso

autonomo. Sia il piacere appetitivo – o del desiderio – sia il piacere consumatorio – prodotto dall’appagamento del desiderio – determinano infatti un movimento di visceri come lo stomaco e l’intestino, il cuore ed i vasi, le ghiandole sudoripare e le ghiandole cortico-surrenaliche. Abbiamo detto in precedenza di come il piacere assolva all’importante funzione di fornire all’individuo la motivazione a svolgere un’attività e sia la base di ogni nostra decisione finalizzata. Affidiamo la spiegazione dei correlati anatomici di questa funzione alle parole del Prof. Gaetano Di Chiara (1999): “Le proprietà motivazionali del piacere dipendono dall’attività di aree cerebrali topograficamente vicine a quelle da cui dipendono comportamenti primordiali legati alla sopravvivenza del singolo e della specie, come il comportamento alimentare, sessuale, predatorio, materno etc. Queste aree sono localizzate nella parte più mediale e ventrale del cervello. Dato che nei mammiferi ciascun emisfero cerebrale si è sviluppato in direzione ventro-dorsale e mediolaterale, la localizzazione ventro-mediale delle aree che mediano le proprietà motivazionali del piacere tradisce la loro origine precoce nel corso dell’evoluzione […]. Tali aree sono la shell del nucleo accumbens

 del setto ed un complesso di nuclei (il nucleo centrale dell’amigdala, il nucleo del letto della stria terminale, la substantia innominata) tradizionalmente considerati parte del sistema limbico e riclassificati e raggruppati da Heimer e il suo gruppo a costituire la cosiddetta amigdala estesa. Queste aree sono interconnesse da una parte con i centri del sistema nervoso autonomo localizzati nel tronco cerebrale (mesencefalo, ponte, bulbo), da cui dipendono i movimenti dei visceri, e con i centri ipotalamici che controllano l’omeostasi termica e metabolica, e dall'altra con aree sottocorticali che, per l’intermezzo del talamo, proiettano ad aree corticali prefrontali medio-ventrali (corteccia orbitofrontale, infralimbica e prelimbica), importanti per la valutazione e utilizzazione a fini esecutivi del valore edonico e incentivo-motivazionale degli stimoli.” Tutte le aree encefaliche menzionate sono accomunate, dal punto di vista neurofisiologico, dal fatto di essere densamente popolate di neuroni che utilizzano la dopamina come neurotrasmettitore. Essa, attivando il circuito cerebrale del piacere, dona gioia, eccitazione e consolida le connessioni neuronali responsabili dei comportamenti che ci guidano verso

il raggiungimento degli obiettivi. Risiede in questa dinamica il presupposto sotteso all’importanza del piacere nei processi di apprendimento: mutuando nuovamente le parole dal Prof. Di Chiara, “in un contesto naturalistico, un evento eccezionale e carico di possibili conseguenze per la sopravvivenza, come l’incontro fortuito ed imprevisto con uno stimolo primario, viene marcato con una scarica di dopamina nel nucleo accumbens, che non solo produce un’eccitazione motivazionale, ma fissa nella memoria alcune caratteristiche salienti del contesto e le associa a quelle del piacere legato all’evento stesso. In questo modo il cervello trasforma una contingenza temporale in una relazione causale e fa sì che quel contesto diventi predittivo di situazioni utili per la sopravvivenza. La dopamina consolida la memoria di queste associazioni, facendo in modo che l’onda di nuove esperienze non le cancelli”. La dopamina rappresenta dunque il substrato neurobiologico del piacere appetitivo ed è prevalentemente legata all’eccitazione, ma viene liberata anche da stimoli consumatori piacevoli a patto che siano nuovi, salienti e imprevisti, contribuendo a fissare nella memoria il ricordo degli eventi significativi insieme al piacere da essi procuratoci. È importante evidenziare che la stessa dopamina regola l’attività neuronale associata alla memoria di lavoro, fondamentale per l’apprendimento, la comprensione linguistica e il ragionamento, poiché è costituita dalla combinazione di consapevolezza dei fatti, istante per istante, e di recupero immediato di informazioni archiviate (Goldman-Rakic, 1992). Un secondo gruppo di neurotrasmettitori gioca un ruolo importante nella neurofisiologia del piacere: si tratta delle endorfine, sintetizzate nell’ipofisi e capaci di indurre uno stato di rilassamento connesso al piacere consumatorio, cioè alla gratificazione del desiderio. Le endorfine hanno un effetto analgesico e ansiolitico e partecipano alla regolazione del tono dell’umore. Esse contribuiscono, in seguito ad un’esperienza piacevole, a consolidare le connessioni neuronali createsi durante l’esperienza stessa, risultando anch’esse coinvolte nei processi di apprendimento con un ruolo di ottimizzazione del dato mnesico. 

Il ruolo centrale del vissuto emotivo nell’immagazzinamento del ricordo è testimoniato dal coinvolgimento dell’amigdala nel processo della memoria e dell’apprendimento.  È possibile distinguere due vie percorse dall’informazione emotiva: il circuito talamo

corteccia-amigdala (TCA) ed il circuito talamo-amigdala (TA). 

Nel primo l'informazione sensoriale raggiunge il talamo sensoriale e da qui passa alla corteccia sensoriale per arrivare alle aree associative dell'ippocampo e a porzioni del cervello anteriore, tra cui l'amigdala. Dal cervello anteriore le vie efferenti (quelle che inviano le informazioni dal SNC al resto del corpo) attivano la risposta endocrina, motoria, autonoma. L'amigdala attribuisce significato emotivo a informazioni di stimoli provenienti dal mondo esterno, dall'interno del corpo e dal cervello, come pensieri e ricordi. Le proiezioni dell'ippocampo sull'amigdala consentono una modulazione della sua azione. Il T-C-A è un circuito bidirezionale: l'amigdala può inviare proiezioni all'ippocampo e da qui raggiungere le aree corticali che l'hanno precedentemente attivata, influenzando così pensiero, percezione e memoria. Il complesso ippocampo-amigdala rende conto dell'influenza reciproca tra valutazione emotiva ed elaborazione cognitiva.

L'altro circuito (T-C) è più diretto e riguarda connessioni monosinaptiche tra talamo e amigdala, che consentono una risposta immediata a stimoli, però, poco complessi. È un sistema che gli esseri umani hanno in comune con gli animali che non hanno sviluppato la neocorteccia, e che viene utilizzato dai bambini piccoli i quali non presentano ancora una maturazione completa. Questo circuito opera anche negli adulti prima del riconoscimento di aspetti percettivi o oggetti. Potrebbe assolvere inoltre ad una funzione preparatoria per l'amigdala, rendendola pronta a ricevere informazioni più complesse ed elaborate dal circuito T-C-A. 

In definitiva, l’amigdala fornisce a ogni stimolo il livello giusto di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, ne avvia l'immagazzinamento sotto forma di ricordo. Allorché il ricordo ha una valenza emozionale positiva esistono possibilità esponenzialmente maggiori che situazioni simili vengano ricercate attivamente dal soggetto. Pertanto la reiterazione di un comportamento, che prelude al suo perfezionamento e alla sua trasformazione in competenza acquisita, dipende in larga misura dal piacere sperimentato in relazione ad esso.

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